i segreti di piazza maggiore bologna

A Bologna quando diamo un appuntamento in Piazza Maggiore intendiamo incontrarci in quell’area che nella toponomastica non ha un nome proprio.  Siamo in uno dei posti più suggestivi d’Italia, ricco di storia e, in quanto tale, custode di segreti e curiosità.

E’ incredibile come in uno spazio così limitato, 115 m di lunghezza e 60 m di larghezza, si possano trovare tante di quelle “chicche” interessanti che, conoscendole, se ci si trova a fare da cicerone, si fa un figurone.

Non mi stupirei che anche chi vive a Bologna da tempo non le conosca tutte.

Partiamo con l’argomento più pruriginoso. Arrivando da via indipendenza vediamo il…ehm… il fondoschiena del Nettuno, la statua del Dio del mare che campeggia nell’omonima piazza. Al Zigànt, come la chiamano i bolognesi, il gigante in italiano, è la statua che fu ordinata da Papa Pio IV nel 1563 e furono incaricati di realizzarla il pittore Tommaso Laureti e lo scultore fiammingo Giambologna.

Si dice che proprio quest’ultimo volesse dotare la statua di parti intime di dimensioni importanti come simbolo della magnificenza del dio e della città, ma la Chiesa ritenne l’estro dell’artista inopportuno e lo censurò. L’ingegno dello scultore però trovò uno stratagemma e fece sì che, se si guarda la statua da una particolare angolazione, più precisamente da una pietra scura posta all’ingresso della Sala Borsa, l’indice della mano sinistra del dio, all’altezza del ventre, grazie ad un preciso studio della prospettiva crea un voluto effetto “divertente” che strapperà sicuramente un sorriso al vostro interlocutore.

 Particolare scabroso a parte, questa statua merita di essere ammirata di sera perché recentemente è stata dotata di un nuovo sistema di illuminazione per cui, dalle 17 alle 24 il possente Nettuno diventa una meridiana. La sua ombra, proiettata sul palazzo comunale, si sposta in avanti di ora in ora verso la finestra del cardinal Legato Girolamo Sauli e rimane accesa per un minuto.

Ultima curiosità legata al monumento simbolo della città coinvolge la Maserati, famosa casa automobilistica bolognese che ha come simbolo il tridente preso in prestito dalla statua emblema della città.

Abbiamo accennato alla Sala Borsa edificio che fu sede appunto dell’antica Borsa dove i banchieri avevano ognuno un proprio banchetto di legno che quando fallivano veniva rotto a martellate. Da qui nasce la parola bancarotta, lo avreste mai detto?

Non è l’unico modo di dire che nasce in questa piazza. Quando si dice una cortesia di facciata o un’amicizia di facciata si intende qualcosa di solo apparente. Questo modo di dire nasce dalla storia di Palazzo Re Enzo che presenta una notevole differenza tra la facciata elegante e ricca e la parte laterale molto più povera e grezza. Quando lo stato pontificio occupò Bologna ordinò che la piazza principale della città dovesse avere solo palazzi molto belli e allora, per non rifare l’intero edificio o abbatterlo, si decise di abbellirne solo la facciata esterna con marmi e decori. Bello solo di facciata.

In epoca medioevale, Piazza Maggiore era la sede del mercato. All’epoca non esisteva il metro come unità di misura standard e allora tutte le città erano dotate di proprie unità di misura come appunto quella incastonata nel basamento di Palazzo D’accursio, sede del governo cittadino sin dal XIII sec. Si tratta di una lunga lastra di pietra bianca con incisioni lineari, forse un tempo anche graduate, che fungeva da metro per i mercanti di stoffe.

Se volete proprio lasciare a bocca aperta non potete non sottoporre i vostri ospiti al telefono senza fili.

Tra il Palazzo del Podestà e Palazzo Re Enzo, sotto la torre campanaria dell’Arengo, vi è una struttura di congiunzione costituita da una volta a crociera sorretta agli angoli da quattro pilastri sui quali si trovano le statue in terracotta dei santi protettori della città, ossia San Petronio, San Procolo, San Francesco e San Domenico.

Qui un tempo avvenivano le impiccagioni ma tralasciando questo macabro particolare noi ci concentreremo sul divertente fenomeno acustico a cui si può assistere. Se ci si mette con il viso rivolto verso il muro e si parla, colui che sarà nella stessa posizione, ma rivolto verso il pilastro opposto, sentirà chiaramente la voce e le parole pronunciate. Questo accade perché il suono si riflette sulla superfice della volta ed è come se venisse trasportato da un pilastro all’altro proprio come in un telefono senza fili. Si pensa che in questo modo i sacerdoti potessero in passato confessare gli appestati senza avvicinarsi. Assolutamente da provare per vedere la faccia stupita di chi non conosce questo piccolo segreto.

Spostiamoci all’ingresso del palazzo comunale per vedere l’enorme statua di bronzo raffigurante Papa Gregorio XIII. Nato a Bologna nel 1501, è considerato come uno dei pontefici più importanti dell’età moderna sia per la Riforma Cattolica sia per la riforma del calendario che prende il suo nome.

Sopra questa statua c’è una lapide in marmo con la scritta “Divus Petronius protector et pater” come se il personaggio fosse San Petronio, ossia il patrono della città.

Non è un errore ma un escamotage per proteggere la statua di questo papa da Napoleone che, durante la conquista, era solito far fondere le statue dei papi che trovava nelle città per crearne altre con la sua immagine.

Chiudiamo con un particolare dolcissimo fonte di speranza per il futuro.

All’angolo fra Via Rizzoli e Piazza Nettuno, appeso a palazzo Re Enzo, c’è un lampione alto tre metri e mezzo risalente al 1920. Questo lampione è collegato con le sale parto degli ospedali Sant’Orsola e Maggiore e lampeggia per alcuni secondi ogni qual volta nasce un bambino per salutare una nuova vita. Carino no?

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